Al termine di ottobre, in vero assai assorbiti in altre idee, è capitato per caso l'ascolto di un
surreale dibattito parlamentare. Quello relativo all'atto camera 2799:
Disegno di legge - "Istituzione della 'Giornata del ricordo dei Caduti nelle missioni internazionali per la pace'". Un dibattito angosciante per un ricordo angosciante.
L'argomento, oltre il titolo prosopopeico, è l'istituzione di una ennesima giornata della memoria, quella per le vittime di Nassiriya. Le vititme di Nassiriya sarebbero i soldati italiani morti durante la guerra contro l'Iraq e l'occupazione dello stesso e non i poveri cittadini di Nassiriya uccisi da anni di guerra. Il dettaglio è disvelato dal giorno in cui questa ennesima giornata della memoria cadrebbe proprio il 12 novembre. L'esito della votazione (Presenti 514, Votanti 492, Astenuti 22, Maggioranza 247, Hanno votato sì 492), senza contrari, con pochissimi astenuti mostra l'angoscia del Parlamento presente privo davvero di ogni barlume di sinistra. Il dibattito ancor di più.
Il
giorno della memoria,
il 27 gennaio, era stato istituito come
giorno del ricordo delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, come giorno del ricordo dello sterminio contro oppositori politici, handicappati, omosessuali, zingari ed ebrei che i nazisti, con l'attiva collaborazione fascista, operarano in Europa specialmente nella seconda fase della seconda guerra mondiale. Fu scelto il 27 gennaio poiché proprio il 27 gennaio del 1945 le valorose truppe dell'Armata Rossa arrivarono presso Auschwitz (Oświęcim in polacco) e liberarono il tristemente noto campo di concentramento. Le vittime erano civili, civili inermi, i carnefici militari, militari armati. Si noti anche che il campo non era in Gewrmania ma in Polonia. E, soprattutto, i mandanti erano i governanti ed in generale i vertici del partito nazista. E dunque noi popoli d'Europa, e specialmente, noi popolo d'Italia che attraverso il fascismo (ma non solo) collaborammo con quella atrocità abbiamo il dovere di ricordare per non ripetere mai più.
Poi sono venuti gli altri giorni della memoria di questo paese,
quello delle foibe, vicenda storica complessa che ha permesso di dedicare una giornata a favore del razzismo antislavo e secondariamente alla polemica anticomunista, quello delle vittime del terrorismo interno, giornata bipartisan dove taluni ricordano le efferate violenze politiche degli anni '70 ed altri le stragi neofasciste (e già che distinguerle dall'azione dei servizi di sicurezza nazionali ed atlantici non è sempre così agevole).
In vero la giornata che ricorda i caduti di tutte le guerre già c'è. Corrisponde con la Festa delle Forze Armate, il 4 novembre. Questa sottolineatura, questo di più di retorica patriottarda ha dunque l'obiettivo di agire sul mito e sull'immaginario di questo paese. Ed in due direzioni assai convergenti. La prima, unanime, consiste nell'imposizione della condivisione della partecipazione dell'Italia alle
missioni di pace (ossia alle azioni di guerra molto spesso) internazionali. E spesso in spregio alla Costituzione stessa. L'altro elemento, spero meno condiviso, è l'adesione al modello dello
scontro di civiltà, ossia all'attuale apparato ideologico dell'imperialismo razzista contro il mondo arabo variamente inteso. Però nessuno si è opposto, nessun voto contrario e molti interventi ufficiali di
una retorica patriottarda asfissiante.
Nel dibattito parlamentare, ovviamente, può essere scontata la posizione ufficiale del governo e della maggioranza. Drammatico invece il contributo delle cosiddette opposizioni. Riportiamo l'
incipit dell'intervento ufficiale dell'
Italia dei Valori ed alcuni passi di quello del
Partito Democratico. I [...] indicano i tagli e gli interventi integrali sono disponibili
qua.
AUGUSTO DI STANISLAO (IDV).
Signor Presidente, colleghi, signor rappresentante del Governo, ritengo unitamente al gruppo dell'Italia dei Valori che queste iniziative legislative debbano essere utili non solo ad un richiamo rituale alla memoria, ma debbano anche servire a scrivere il futuro: un futuro di atti, fatti e comportamenti esemplari ed educativi da prendere ad esempio a livello individuale e collettivo, che dissodi e coltivi le coscienze sopite e spesso azzerate tanto degli adulti quanto soprattutto dei giovani, veri destinatari di questi messaggi identitari e valoriali. Bisogna tenere vivo il ricordo come ammonimento e come impegno a costruire un mondo e una realtà migliori, evitando che questa ed altre giornate così significative scadano nel puro e semplice anniversario, facendolo divenire vuota ritualità.
SESA AMICI (PD).
Credo che a questo elemento dobbiamo ancora attenerci, perché stiamo discutendo oggi l'istituzione di una Giornata del ricordo che è molto importante, soprattutto se la si intende come elemento per vivificare la memoria di una Nazione. Le nazioni e lo Stato si formano anche attraverso un concetto di identità di popolo e la memoria, anche quando parla di cose così profondamente intense, come il dolore, la morte, il sacrificio, è un elemento costitutivo di quell'identità di un popolo. A maggior ragione, questa identità è tanto più forte se la leghiamo al filo dei nostri principi costituzionali. [...] Le Forze armate italiane si sono dimostrate quindi nei fatti uno strumento significativo per consentire alla politica estera italiana di avere credibilità e di assumere le proprie responsabilità nell'ambito delle organizzazioni internazionali di cui fa parte. [...] Di queste 114 missioni a cui l'Italia ha preso parte, 83 sono state condotte dalle organizzazioni internazionali di cui facciamo parte; nove in attuazione di risoluzioni dell'ONU e le altre sulla base di accordi diretti. Questa assunzione di responsabilità ha comportato un impegno di uomini e di mezzi e si è caratterizzata in molte occasioni per la generosità e il rapporto di fiducia che siamo riusciti a costruire con le popolazioni locali. [...] Credo che l'elemento di essere rappresentanti di un popolo e di uno Stato sia ciò su cui dobbiamo ancora riflettere per dare sostanza e rendere queste giornate non semplicemente di ricordo, ma anche di capacità di ragionamento intorno alla costituzione e all'idealità di uno Stato. [...] Noi non dobbiamo celebrare, ma rendere più forte questo legame tra lo Stato e i suoi cittadini, ma anche la forza di trasmettere alle generazioni future un messaggio di coesione, unità e valori condivisi. [...] Vorremmo, inoltre, che quella giornata sia legata ad un impegno perché vengano premiati ragionamenti, tesi, elaborati degli studenti di tutte le regioni italiane. Abbiamo cioè la necessità che proprio perché la solennità civile non rappresenta un giorno festivo (così, infatti, abbiamo stabilito) rappresenti però per il mondo della scuola (soprattutto quel mondo dei giovani cui vogliamo trasmettere valori condivisi) una giornata di impegno concreto, riflessione, ricordo, ma anche e soprattutto di prospettiva e di impegno per il futuro.
Si osservi, di passaggio, che
solo 9 delle 114 missioni all'estero italiane sono in conseguenza di missioni ONU. Si osservi che nessun deputato, nessun deputato,
nessun deputato ha votato contro. Aiuto.
Ai miei tempi, ai miei tempi antichi agli studenti si chiedeva di scrivere testi sulla pace. Sulla pace, non sulle missioni armate che si ammantano della pace come argomento per sostenere l'invio delle truppe. I tempi in cui agli studenti si chiedeva di onorare i caduti, amare i soldati, osannare lo stato erano quelli dei miei genitori, purtroppo per loro. E in molti portavano la camicia nera.
Si può tollerare, e condividere, che in nome di equilibri politici interni e internazionali una forza politica voti, o perfino promuova, una missione militare internazionale. Ecco.
Ma pensare che la retoria patriottarda che consegue ad un evento di guerra sia il fondamento delle generazioni future, sia l'argomento per la premiazione degli studenti è decisamente troppo. Troppo.
Va da sé, ovviamente, che
i poveri ragazzi italiani caduti a Nassiriya eran persone assai più sfortunate dell'autore di questo blog. Certo più fortunati degli altri abitanti di Nassiriya ma non per questo, nonostante la loro scelta (forse per necessità) di essere militari all'estero, nient'altro che vittime, anch'essi. In vero, scorrendo il resoconto stenografico, nessuno ha ricordato che tra i parenti dei militari morti vi è qualcuno meno uguale degli altri.
E' quello di una compagna, non moglie e per questo discriminata molto spesso nelle cerimonie ufficiali. Ma sì sa:
Dio, Patria e Famiglia. Il resto, non conta, per loro.