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RICERCA PRECARIA
Una storia di precariato nella ricerca italiana
Lulu Editore



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RICERCA PRECARIA


Giuditta - Gennaio 2009
La Repubblica - 14 Marzo 2008
La Nazione - 7 Marzo 2007


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Racconti di Cibo

in Toscana:

San Donato (FI) - Palazzo Pretorio
Firenze - Il Faraone
Firenze - Fiorella
San Casciano (FI) - Il Gallo Giallo
Livorno - In Caciaia
San Giminiano (SI) - Osteria del Carcere
Marina di Castagneto (LI) - Ciro
Gaiole (SI) - Il Carlino d'Oro
Cecina Mare (LI) - Olimpia


venerdì, 13 novembre 2009
Nel mentre rumors di sottofondo parlano di una strategia bersaniana per trasformare Casini nel nuovo Prodi (solo pensarlo è un offesa per Prodi), nel mentre alle dimissioni di Marrazzo perché scoperto con un trans fa coppia la candidatura di Cosentino perché inquisito quale referente politico del clan dei casalesi si è svolto un consiglio di ministri in un clima linguistico surreale.

Sembra, così pubblicano i giornali nazionali, che oltre ad occuparsi di cose primarie, di genialate tremontiane (e del resto l'idea di ridurre l'anticipo d'imposta in modo da lasciare più tasse nelle tasche degli italiani per le spese natalizie lasciando inalterato però il totale delle tasse da pagare è veramente geniale), il consiglio dei ministri sia lo spazio per un forbito lessico raffinato.

Così si narra che Tremonti, preso da pigrizia, abbia letteralmente minacciato di prendere il collega Brunetta a calci in culo. Ora, come dire, Tremonti ovviamente avrà il sostegno morale e materiale dei pubblici dipendenti nazionali, Brunetta quello del sottoproletariato e della piccola borghesia. In fondo, l'altro regime ha già avuto i due suoi volti. L'opposizione politica non esiste, non esiste davvero.

Eppure ce ne sarebbe bisogno perché nel Consiglio dei Ministri occorrerebbe un altro linguaggio ed il presidente del consiglio dovrebbe imporle. Ma sì sa, a lui interessa altro.
 
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categoria:politica, linguaggio
mercoledì, 11 novembre 2009
Un ragazzo, un ragazzo dalla pelle scura, clandestino è l'ultimo eroe di questo paese. E' lui, infatti, che si è assunto la responsabilità di raccontare ciò che è avvneuto nella camere di sicurezza del tribunale, ossia un pestaggio ai danni di Stefano Cucchi, poi morto. Ed il nostro eroe, uno degli ultimi eroi di questo paese, non solo è clandestino ma era pure dentro per reati connessi con gli stupefacenti. Del resto, si sa, quello degli eroi non è commercio di cavalli.

La stessa vicenda di Stefano Cucchi lascia sbigottiti. E bisogna anche ringraziare Il Foglio di oggi che sottolinea la dignità e la moderazione dei suoi familiari al confronto della disumanità di alcuni membri del governo. Già. Tocca allo stato spiegate perché una persona presa in consegna sana è stata restituita morta, in pochi giorni. E già, nessuna giustizia, del resto, vi può essere in uno stato in cui la giustizia non è applicata verso i rei o comunque i sospetti. Ma di questo non hanno parlato l'Arcoriano e l'eroe del popolo piddino.

Del resto il comportamento del testimone mostra assai cosa sia la dignità, cosa distingue un criminale da una brava persona che magari ha qualche o molti problemi con la giustizia. Lui, il clandestino, lo spacciatore, il nero, ha il coraggio di rischiare perfino la sua vita o almeno qualche botta per raccontare come ha visto picchiare un ragazzo disperato forse quanto lui. Ecco. Altri,  l'innominabile sottosegretario, per esempio, si occupano di pregiudizi di valore che non valgano niente, pontificano e disprezzano.

E se in questo paese vi è ancora qualche giornalista dignotoso, qualche direttore di giornale degno del suo lavoro farà bene a seguire le sorti di questo valoroso testimone di giustizia e non solo domani o dopodomani ma almeno finché sarà nelle mani della giustizia italiana e comunque anche dopo. Vedremo.
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categoria:
lunedì, 09 novembre 2009
Nel complesso tempo presente, complesso nel privato come nel pubblico, complesso nel lavoro come nella politica, complesso nella nazione come nella regione non possiamo che parlare di un argomento permanente. Anche perché negli argomenti permanenti, quelli che attraversano la storia e lasciano la traccia del loro percorso, possiamo occuparci del mondo e del presente senza archetipi o diversamente con un arte diretta.

banditismosardoSi tratta di un libro bello, assai bello. Ben fatto ed interessante. Pure scritto piuttosto bene. Insomma un testo da leggere.
 

 
Alberto Ledda
La civiltà fuorilegge
Storia del banditismo sardo
Mursia


I difetti sono pochini pochini, forse quasi dovuti. Ossia il parallelo, leggerissimo soffermarsi tanto su piccoli cenni romantici (spesso conseguenza però delle citazioni riportate) quanto in biasimevoli giudizi morali sui banditi. Due fatti indispensabili, del resto, anche al fine di evitare che il giudizio, quello morale che potrebbero dare alcuni, sul libro non copra i contenuti del libro stesso.

Il libro, in primo luogo, è una ottima spiegazione, approfondita al punto giusto, sulla storia del bantitismo sardo, sulle sue differenze, su come essa si articola e via via di come muta rimanendo, in alcune sue caratteristiche, immutata nel tempo. Ma il cuore del libro è, invece, la semplice spiegazione di come non sia semplicemente la povertà ma la struttura economica della Sardegna, in diversi periodi ed in diversi modi (con una gran costanza circa la pastoriazia delle zone interne), a determinare il banditismo. E questo è un ottimo approccio, assai utile anche quando oggi si parla di scontro di civilità  o si narrano i popoli zingari come fuori dalla civiltà. Un approccio che, fuori da ogni razzismo, fa comprendere in profindità le cause di un conflitto che, nel conflitto per i pascoli, è un conflitto tra stistemi economici. Anzi, il risultato dell'imperialismo di una civiltà, presuntivamente superiore, che ha dalla sua una legge, legge che però è fuori delle cose. Ed il titolo già riassume tutto.

E' certo vero che la tesi del libro, tesi assai ben sostenuta dalle argomentazioni, potrebbe essere riassunta in poche righe. Ma nelle argomentazione, ossia nel suo sostegno sta la forza di un testo che, appunto, è spiegazione inappuntabile. Conoscenza. E dunque buona lettura.

 
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categoria:libri, storia, territorio
giovedì, 05 novembre 2009
Apprendiamo con gioia che Marco Travaglio su Il Fatto segue i nostri consigli ed insegue Il Foglio. Peccato che non abbia colto che L'Altro Foglio di cui avremmo bisogno dovrebbe essere sì ostinato come l'originale ma in direzione contraria. Eccoli, invece, oggi concordare. Ossia citare, entrambi, Natalia Ginzburg a sostegno del crocifisso in classe. L'originale, un articolo della fine degli anni 80 apparso sull'Unità, è riportato coerentemente da Giuliano Ferrara.

Bisogna ammettere, in primo luogo, che quella del Gesù primo socialista, del Gesù ebreo martire, non certo primo ma sicuramente più famoso è una argomentazione un attimo più sostanziosa dei falsi storici della nostra tradizione. I rapporti tra lo stato unitario, quello da Cavour a Facta, e la chiesa, infatti, non furono dei migliori. Basti ricordare il non expedit all'epoca di Pio IX con cui si imponeva ai catotlici di non avvallare, neanche con il voto, lo stato italiano. Ed infatti i crocifissi nelle aule, che talvolta c'erano e talvolta no, divennero invece obbligatori con il fascismo, nel 1924. Un idea di Giovanni Gentile: dignitosissimo filosofo ma grande fascista.

L'argomento di Natalia Ginzburg, in vero, fa tanto togliattismo. Ma, ohinoi, il togliattismo è mal visto solo in tutti gli altri casi. Il PCI, infatti, proprio durante il dibattito sulla Costituzione compì la scelta di sostenere l'ipotesi concordataria. Il motivo era fondamentalmente tattico, il desiderio o forse la necessità di mantenere un dialogo con i cattolici fiducioso di riuscire a portare parte di essi sulle proprie posizioni. E per evitare un feroce scontro con la chiesa, che avrebbe avuto ripercussioni sul dialogo con i cattolici, scelse di avvallare il concordato. La modesta opinione dell'autore di questo blog fu che fu un errore e per citare le indirette parole di Giulio Preti un ostacolo all'affermazione del marxismo in Italia nei successivi mille anni. Ora, forse, l'Arcoriano ci rimuove questo ostacolo. Ma fino in fondo non credo che ci sia da sperarci.

In vero, però, l'argomento addotto da Natalia Ginzburg così come ripreso da Travaglio e da Ferrara ha anch'esso un profondo richiamo alla tradizione. Certo in termini diversi da quella volgare ed ignorante rappresentata appunto da chi invoca la storia patria senza neanche aver aperto un manuale di liceo. E' un richiamo sostanziale alle radici giudaico cristiane in cui vorrebbe essere inclusa la civiltà occidentale. Ecco, si sappia, che la civiltà occidentale non è tutta racchiusa in quelle radici, che il socialismo non nasce tutto da lì. Potremmo citar Platone, Kant, Voltaire (forse non per caso antisemita)  e La Mettrie. Ma non solo, possiamo citare Galileo e la new age. Anche tutto questo è civiltà ed inciviltà occidentale con buona pace di quel crocifisso.

Insomma anche il socialismo non è un buon argomento per tenere quel crocifisso in una pubblica scuola. Lo si tolga e via che levarlo non fa male né alla fede, né al socialismo. Del resto fede e socialismo c'erano vigorosi, entrambi più vigorosi di oggi, prima che il fascismo impose di metterlo, quel crocifisso.
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categoria:politica, storia, papa
mercoledì, 04 novembre 2009
Al termine di ottobre, in vero assai assorbiti in altre idee, è capitato per caso l'ascolto di un surreale dibattito parlamentare. Quello relativo all'atto camera 2799: Disegno di legge - "Istituzione della 'Giornata del ricordo dei Caduti nelle missioni internazionali per la pace'". Un dibattito angosciante per un ricordo angosciante.

L'argomento, oltre il titolo prosopopeico, è l'istituzione di una ennesima giornata della memoria, quella
per le vittime di Nassiriya. Le vititme di Nassiriya sarebbero i soldati italiani morti durante la guerra contro l'Iraq e l'occupazione dello stesso e non i poveri cittadini di Nassiriya uccisi da anni di guerra. Il dettaglio è disvelato dal giorno in cui questa ennesima giornata della memoria cadrebbe proprio il 12 novembre. L'esito della votazione (Presenti 514, Votanti 492, Astenuti 22, Maggioranza 247, Hanno votato sì 492), senza contrari, con pochissimi astenuti mostra l'angoscia del Parlamento presente privo davvero di ogni barlume di sinistra. Il dibattito ancor di più.

Il giorno della memoria, il 27 gennaio, era stato istituito come giorno del ricordo delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, come giorno del ricordo dello sterminio contro oppositori politici, handicappati, omosessuali, zingari ed ebrei che i nazisti, con l'attiva collaborazione fascista, operarano in Europa specialmente nella seconda fase della seconda guerra mondiale. Fu scelto il 27 gennaio poiché proprio il 27 gennaio del 1945 le valorose truppe dell'Armata Rossa arrivarono presso Auschwitz (Oświęcim in polacco) e liberarono il tristemente noto campo di concentramento. Le vittime erano civili, civili inermi, i carnefici militari, militari armati. Si noti anche che il campo non era in Gewrmania ma in Polonia. E, soprattutto, i mandanti erano i governanti ed in generale i vertici del partito nazista. E dunque noi popoli d'Europa, e specialmente, noi popolo d'Italia che attraverso il fascismo (ma non solo) collaborammo con quella atrocità abbiamo il dovere di ricordare per non ripetere mai più.

Poi sono venuti gli altri giorni della memoria di questo paese, quello delle foibe, vicenda storica complessa che ha permesso di dedicare una giornata a favore del razzismo antislavo e secondariamente alla polemica anticomunista, quello delle vittime del terrorismo interno, giornata bipartisan dove taluni ricordano le efferate violenze politiche degli anni '70 ed altri le stragi neofasciste (e già che distinguerle dall'azione dei servizi di sicurezza nazionali ed atlantici non è sempre così agevole).

In vero la giornata che ricorda i caduti di tutte le guerre già c'è. Corrisponde con la Festa delle Forze Armate, il 4 novembre. Questa sottolineatura, questo di più di retorica patriottarda ha dunque l'obiettivo di agire sul mito e sull'immaginario di questo paese. Ed in due direzioni assai convergenti. La prima, unanime, consiste nell'imposizione della condivisione della partecipazione dell'Italia alle missioni di pace (ossia alle azioni di guerra molto spesso) internazionali. E spesso in spregio alla Costituzione stessa. L'altro elemento, spero meno condiviso, è l'adesione al modello dello scontro di civiltà, ossia all'attuale apparato ideologico dell'imperialismo razzista contro il mondo arabo variamente inteso. Però nessuno si è opposto, nessun voto contrario e molti interventi ufficiali di una retorica patriottarda asfissiante.

Nel dibattito parlamentare, ovviamente, può essere scontata la posizione ufficiale del governo e della maggioranza. Drammatico invece il contributo delle cosiddette opposizioni. Riportiamo l'incipit dell'intervento ufficiale dell'Italia dei Valori ed alcuni passi di quello del Partito Democratico. I [...] indicano i tagli e gli interventi integrali sono disponibili qua.

AUGUSTO DI STANISLAO (IDV). Signor Presidente, colleghi, signor rappresentante del Governo, ritengo unitamente al gruppo dell'Italia dei Valori che queste iniziative legislative debbano essere utili non solo ad un richiamo rituale alla memoria, ma debbano anche servire a scrivere il futuro: un futuro di atti, fatti e comportamenti esemplari ed educativi da prendere ad esempio a livello individuale e collettivo, che dissodi e coltivi le coscienze sopite e spesso azzerate tanto degli adulti quanto soprattutto dei giovani, veri destinatari di questi messaggi identitari e valoriali. Bisogna tenere vivo il ricordo come ammonimento e come impegno a costruire un mondo e una realtà migliori, evitando che questa ed altre giornate così significative scadano nel puro e semplice anniversario, facendolo divenire vuota ritualità.

SESA AMICI (PD). Credo che a questo elemento dobbiamo ancora attenerci, perché stiamo discutendo oggi l'istituzione di una Giornata del ricordo che è molto importante, soprattutto se la si intende come elemento per vivificare la memoria di una Nazione. Le nazioni e lo Stato si formano anche attraverso un concetto di identità di popolo e la memoria, anche quando parla di cose così profondamente intense, come il dolore, la morte, il sacrificio, è un elemento costitutivo di quell'identità di un popolo. A maggior ragione, questa identità è tanto più forte se la leghiamo al filo dei nostri principi costituzionali. [...] Le Forze armate italiane si sono dimostrate quindi nei fatti uno strumento significativo per consentire alla politica estera italiana di avere credibilità e di assumere le proprie responsabilità nell'ambito delle organizzazioni internazionali di cui fa parte. [...] Di queste 114 missioni a cui l'Italia ha preso parte, 83 sono state condotte dalle organizzazioni internazionali di cui facciamo parte; nove in attuazione di risoluzioni dell'ONU e le altre sulla base di accordi diretti. Questa assunzione di responsabilità ha comportato un impegno di uomini e di mezzi e si è caratterizzata in molte occasioni per la generosità e il rapporto di fiducia che siamo riusciti a costruire con le popolazioni locali. [...] Credo che l'elemento di essere rappresentanti di un popolo e di uno Stato sia ciò su cui dobbiamo ancora riflettere per dare sostanza e rendere queste giornate non semplicemente di ricordo, ma anche di capacità di ragionamento intorno alla costituzione e all'idealità di uno Stato. [...] Noi non dobbiamo celebrare, ma rendere più forte questo legame tra lo Stato e i suoi cittadini, ma anche la forza di trasmettere alle generazioni future un messaggio di coesione, unità e valori condivisi. [...] Vorremmo, inoltre, che quella giornata sia legata ad un impegno perché vengano premiati ragionamenti, tesi, elaborati degli studenti di tutte le regioni italiane. Abbiamo cioè la necessità che proprio perché la solennità civile non rappresenta un giorno festivo (così, infatti, abbiamo stabilito) rappresenti però per il mondo della scuola (soprattutto quel mondo dei giovani cui vogliamo trasmettere valori condivisi) una giornata di impegno concreto, riflessione, ricordo, ma anche e soprattutto di prospettiva e di impegno per il futuro.

Si osservi, di passaggio, che solo 9 delle 114 missioni all'estero italiane sono in conseguenza di missioni ONU. Si osservi che nessun deputato, nessun deputato, nessun deputato ha votato contro. Aiuto.

Ai miei tempi, ai miei tempi antichi agli studenti si chiedeva di scrivere testi sulla pace. Sulla pace, non sulle missioni armate che si ammantano della pace come argomento per sostenere l'invio delle truppe. I tempi in cui agli studenti si chiedeva di onorare i caduti, amare i soldati, osannare lo stato erano quelli dei miei genitori,  purtroppo per loro. E in molti portavano la camicia nera.

Si può tollerare, e condividere, che in nome di equilibri politici interni e internazionali una forza politica voti, o perfino promuova, una missione militare internazionale. Ecco. Ma pensare che la retoria patriottarda che consegue ad un evento di guerra sia il fondamento delle generazioni future, sia l'argomento per la premiazione degli studenti è decisamente troppo. Troppo.

Va da sé, ovviamente, che i poveri ragazzi italiani caduti a Nassiriya eran persone assai più sfortunate dell'autore di questo blog. Certo più fortunati degli altri abitanti di Nassiriya ma non per questo, nonostante la loro scelta (forse per necessità) di essere militari all'estero, nient'altro che vittime, anch'essi. In vero, scorrendo il resoconto stenografico, nessuno ha ricordato che tra i parenti dei militari morti vi è qualcuno meno uguale degli altri. E' quello di una compagna, non moglie e per questo discriminata molto spesso nelle cerimonie ufficiali. Ma sì sa: Dio, Patria e Famiglia. Il resto, non conta, per loro.
 

postato da: dalovi alle ore 10:07 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, storia, memoria, cialtroni